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domenica 21 febbraio 2010

Risate a 2e24: Il campionato all'incontrario

Mi piace, mi piace, mi piace da impazzire questo campionato che va tutto all’incontrario ed in cui le piccole le suonano alle grandi con buona regolarità e le grandi giocano a fare le piccole che è poi una riedizione del “ciapa no”.*

All’inizio sembrava che potesse essere finalmente la volta buona per Jesi, ma poi le prilline se ne sono accorte, si sono ricordate di essere Jesi e hanno ricominciato a perdere con la loro consueta puntualità alla faccia di Nonna Kilic fu Sokolova. Poi ci sono stati i cinque minuti di gloria di Villacortese che, però, appena ha dovuto giocare con un po’ di fiato sul collo ha scoperto che i palloni scottavano maledettamente ed è subito rientrata tra i ranghi, rinunciando ad una fuga tanto preannunciata quanto la balla dell’influenza suina. Così impara a far pagare agli spettatori ospiti biglietti che hanno le stesse quotazioni di un’oncia d’oro al mercato dei metalli preziosi di New York!

Quindi, quasi alla chetichella (e questo sì fa notizia), è rispuntata la solita Pesaro che, nonostante la sua più brutta partenza da quando gioca in A-1, alla fin fine è pure riuscita ad accaparrarsi l’ennesimo titolo, seppur platonico, di campione d’inverno tanto per non perde l’abitudine. Del resto, è giusto così, visto che le pesaresi, secondo gli esperti, con le partenze di Fürst e Jaqueline si sono indebolite.

Bergamo, a parte alcuni acuti, non ha entusiasmato finora, anche a causa di una percentuale d’infortuni pericolosamente su livelli juventini. Ma la Foppa già sappiamo com’è: quando sarà il momento risorgerà per l’ennesima volta dalle proprie ceneri novella Araba Fenice e si porterà a casa qualche trofeo. Inevitabile come la forfora tra i capelli.

Ci sarebbe Busto. Da un paio d’anni a questa parte, almeno a parole, le farfalle sembrano sempre sul punto di spiccare il volo, ma in questa stagione stanno andando peggio di quella passata. E ormai non si possono più nemmeno fregiare del titolo di sorpresa perché, per definizione, si tratta di un titolo a breve scadenza come i Bot. La sorpresa, piuttosto, c’è ed è indubbiamente l’Urbino, griffato Bechis. Le urbinati stanno stupendo anche se stesse e, se vanno avanti così e non finiscono la benzina a metà strada, sta a vedere che filano dritte in finale, visti i chiaroscuri di questa pazza stagione. L’altra outsider, seppur in tono minore, è Pavia che potrebbe effettivamente intascarsi i play-off, ma nulla più. Questo grazie anche alla straziante agonia di Perugia (come vendere una buona giocatrice e ricomprarsela dopo una manciata di mesi: roba da fenomeni) e, soprattutto, Novara. La compagine allenata da Pedullà costituisce un mistero gaudioso. Alzi la mano chi ci ha capito qualcosa. Domanda che vale il jackpot del Superenalotto: come fa una squadra con tutte quelle giocatrici di valore ed un ottimo allenatore ad andare così male? La solita tiritera della ricezione non impeccabile e degli evidenti problemi in palleggio (la chiamavano la Divina…quando aveva qualche anno di meno) spiega molto, ma non tutto. Un distinto signore inglese di qualche tempo fa avrebbe senz’altro giurato di ritenere che “c’è del marcio in Danimarca”, anzi ancora più in zona.

Fatto sta che, certo, questo campionato sta passando alla storia come l’anno delle Marche con ben 3 squadre tra le prime 5. Non era mai successo. Ma non intendo con questo eludere la domanda che ogni tifoso si fa dall’inizio della campagna acquisti fino al maggio successivo: chi vincerà lo scudetto quest’anno? Il quesito è davvero di difficile soluzione, al momento, visto che non si è ancora trovata una candidata credibile. E allora voglio fare il brillante e sparo una previsione in linea con l’irrazionalità di questa folle stagione: alla fine, se lo vince Novara proprio nell’anno in cui sembra meno probabile. Ipse dixit e la dixit proprio grossa.

 

Pace e Bene a tutti!

Marco – mrcolgatecf4@yahoo.it

“Fate il tè, non fate la guerra!”

 

*Gioco delle carte originario dell’area lombarda e nel quale vince chi fa meno punti, letteralmente chi non prende carte.

 

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